La
ragazza cioccolato
Glielo
aveva detto.
Nel loro bar di piazza Vittorio, dove dai tempi dell’università
si fermavano per la cosiddetta pausa ludica, dopo aver percorso
i portici di Via Po a braccetto sbirciando le vetrine tentatrici
e i ragazzi carini di passaggio. Uno stacco dai loro impegni di
studentesse modello – neanche un voto più basso di
trenta sul libretto - che riservava il premio di una sublime tazza
di cioccolata fumante.
Lo stesso tavolino d’angolo, la stessa vista su quella piazza
regale, con affaccio diretto sul fiume: altro che teatro, Torino
offre uno spettacolo continuo, e forse la sua proverbiale lentezza
non è altro che un invito dissimulato a prestare attenzione.
La stessa cioccolata preparata con cura, così profumata e
stuzzicante, da sorseggiare pian piano, per non perdere neppure
un briciolo di fragranza: ma stavolta una delle due donne (ormai
non erano più ragazze, anche se continuavano a sentirsi tali)
sembrava sui tizzoni ardenti, girava il cucchiaino come un robot
incantato, neanche fosse caduta nella tazza di porcellana una zolletta
di pietra impossibile a sciogliersi.
La stessa Maddalena, pronta a sobbarcarsi un fardello pesante, cioè
comunicare una notizia sgradevole ma necessaria. Serena aveva avuto
davvero fiuto nelle amicizie, mica si può andare sempre a
sbattere la testa nei posti sbagliati, da qualche parte esisterà
pure la legge della compensazione. Una che aveva conseguito la doppia
laurea ad honorem (in lettere antiche e in moderno autolesionismo
sentimentale) doveva per forza ritrovarsi con migliaia di punti
da spendere in un catalogo premio di amiche fantastiche. Che le
erano state accanto, più buone e meno caloriche della cioccolata,
negli anni gelidi della disillusione totale, quando Serena si era
messa ad abbattere con rabbia la vasta foresta di sogni traditi,
centinaia di alberi che portavano il nome, il volto e il carisma
di Massimo. Amiche dolci e calde come la cioccolata, che l’avevano
sostenuta e confortata, quando l’uomo che aveva voluto con
tutta la sua incoscienza l’aveva lasciata sola, inerte e basita,
in mano i brandelli di una vita che non sapeva più vivere.
- …Non
voglio che lo vieni a sapere da sconosciuti…
- Che
cosa? Cosa mi devi comunicare di così tremendo, Maddalena?...Hai
un’espressione…
- Massimo
ha lasciato sua moglie, si è messo con Debora.
- Debora…quella
che conosciamo noi…quella della segreteria centrale, quella
perennemente a dieta?
- Sì…
-Non
è possibile…
- Lo
è, Serena…e poi….da quanto tempo tu e Massimo
non state più assieme? Prima o poi doveva accadere…
Serena
stava cercando di accennare una risposta sensata, che le garantisse
un briciolo di dignità, ma non riusciva nemmeno a respirare,
stava annaspando in un gorgo di panico: fitte di sofferenza dure
come l’acciaio, pesanti come il piombo, le impedivano di trovare
consolazione perfino nella migliore terapia d’urto per ogni
sua tempesta emotiva, la densa cioccolata del bar di piazza Vittorio.
E bravo Massimo: ti servi nel piatto della più ingenua
delle ragazze, trasformi una promettente alunna in una stupida senza
ritorno, la induci a seguirti nel pantano di una relazione clandestina,
rincoglionendola di promesse bugiarde e di concetti fasulli. Usi
anche l’arte zen per ingarbugliare le carte, la perla delle
tue dichiarazioni è che “l’amore quando circola
suona come la moneta che arricchisce un paese”. Secondo te
mollare una moglie coetanea puzza di porcata da “adulto impaurito
dalla morte”, e abbandonare la donna di sempre, quella che
ti ha sostenuto nei duri anni delle pezze al sedere, una schifezza
inammissibile.
Complimenti, Massimo, sei da applauso. Adesso che invecchi sul serio
te ne sbatti delle teorie, le teorie si appioppano agli illusi,
a coloro che si accontentano di frasi a effetto. Quella Debora lì
sarà un tipo concreto, si sarà fatta intestare un
attico, altro che chiedere una tazza di cioccolata, da bere di nascosto,
per non urtare la suscettibilità altrui.
Chapeau, Massimo. Via la sposa logora e l’amante fuori corso
per una fidanzata fresca, ma fresca sul serio. Se si deve fare una
follia tanto vale farla con presupposti convenienti. Un autentico
predatore, altro che solerte maestro: dalla mia fonte hai attinto
venerazione e sensibilità, dal mio patrimonio di energie
hai sottratto entusiasmo e sesso, fantasie erotiche e deliziose
chiacchiere di contorno. Poi sono diventata scomoda e ingombrante,
dialettica e petulante. Sei tu che mi hai spinto a chiudere la storia,
sei tu che mi hai relegato a un ruolo da comparsa, lo capisci che
ho accettato quel contratto del cavolo solo per stare lontano da
te…brutto bastardo?…
- Maddalena
io sto toccando il fondo.
- Da
qualche parte dovrai pur risalire.
- E’
una parola…Sono dentro un pozzo profondo chilometri…
- …
Intanto bevi la cioccolata. Si sta freddando.
- E’
in tema con il resto. Mi sento un freezer.
- La
tua consueta, salvifica ironia.
- E
se invece fosse il mio problema? Una zitella pungente e amara, che
compensa il calo di zuccheri esistenziali con dosi massicce di cioccolato.
Una proffia saccente, da fuggire a gambe levate, da sostituire con
l’ultima delle segretarie…
- Questo
sarcasmo non ti giova.
- Comunque
pensavo anche un’altra cosa: esistono le ragazze-cioccolato…
e le altre…Le ragazze- cioccolato, come me, si sciolgono in
bocca e non costano tanto, sono perfette da turlupinare, da tenere
come amanti sottobanco, sono delle fesse mansuete, che si accontentano
di zucchero e di carezze. Poi esistono quelle che si prendono tutto,
che vogliono la fede al dito, le garanzie economiche e lo status
sociale… Le ragazze-caffè, che arrivano sempre alla
fine.
- Dai…smettila.
Non ti voglio sentire parlare così: non sono considerazioni
degne di te…E comunque accreditarsi come ragazza-cioccolato
mi pare fantastico, suona come una promessa di felicità…
- Sì,
per gli altri…
- Basta
con queste recriminazioni.
- Già…
Sono piena di rancore, di astio represso…che orrore!
- Ammetterlo
è già un passo avanti.
- Ho
un’altra idea, ma ti sembrerà idiota…
- Forza…
- E’
davvero idiota…mi vergogno…
- Insomma,
cosa pensi di fare, un corso di danza del ventre?
- No,
quello servirebbe per la linea. E io detesto l’utilità,
mi realizzo solo nel gratuito…
- Allora?
- Un
corso di pasticceria, indirizzato alla mia unica passione sensata,
il cioccolato. Ho bisogno di riprendere a studiare. Possibilmente
su temi sperimentati. Basta astrazioni, ergo fregature.
- Mi
sembra un’ottima idea.
- Bah,
forse non abbiamo più l’età per inaugurare destini.
Ti piace come frase? Potrebbe essere perfetta come titolo o come
incipit per un romanzo. Peccato che io non lo stia scrivendo.
- Ma
piantala di fare la cinica. Ti riesce male, cara la mia ragazza
cioccolato. Rassegnati a essere buona.
- In
realtà non vorrei diventare ridicola…Hai presente quelle
over trenta patetiche, che si atteggiano a eterne studentesse, quando
sono delle carampane con le meningi spappolate?
- Non
è il tuo caso. Non è un soggetto d’attualità.
Eri fulminata quando stavi con Massimo.
- Maddalena…
-Sì?
- Grazie
per essere qui. Grazie per avermelo detto tu. Senza la tua presenza,
questa notizia sarebbe stata…ingestibile.
- Tu
eri ingestibile con Massimo, ti eri trasformata in un’invasata
dell’amore puro, senza condizioni né richieste.
- Magari.
Ero semplicemente una rimbecillita integrale (bada bene, non integralista!)…sperduta
dentro un cammino impervio, quello di un uomo che voleva cancellare
le tracce, altro che Pollicino! Una triste fiaba contemporanea,
con finale prosaico e per nulla consolatorio…
- Nonostante
la batosta, sei in una forma strepitosa…il senso dell’umorismo
è rimasto intatto.
- Fammi
difettosa pure lì e poi sono da buttare direttamente in un
container dei rifiuti…Senti, e se ci ordinassimo un’altra
tazza di cioccolata? Così divento grassa da paura, passo
dalla quarantadue alla taglia quarantotto e debello dal mio dizionario
personale la voce “maschi completamente sbagliati”.
- Se
sei uno schianto!
- Tu
mi guardi con gli occhi indulgenti dell’amica del cuore.
- Può
darsi. Ma ora pensiamo a un piano d’attacco.
- Sì,
rimbocchiamoci le maniche.
- Promuovo
il corso da pasticcera. Magari trovi un cuoco coi fiocchi, te lo
impacchetti e te lo porti via.
- Figurati,
ci sarà una concorrenza spietata, decine e decine di madame
in fregola. Comunque meglio un cuoco inflazionato che…accidenti
avrei voglia di strangolarlo.
- Stop.
Massimo non esiste più. Non si strangola un fantasma.
- Hai
ragione Maddy. Perché non ti ascolto più spesso? Sono
anni che mi ripeti che la mia è una fissazione, un’ossessione
malata.
- Perché
vivo in un’altra città, a trecento chilometri di distanza,
insegno a centinaia di sconosciuti, trascuro mio padre e mia madre,
mio fratello e i miei nipoti, ma, cosa più imperdonabile
di tutte, trascuro te, la mia adorabile sorella per scelta. La mia
bellissima sorella.
Con
questa frase Maddalena aveva chiuso con grazia la sua missione speciale,
ricordando a Serena che lei continuava a essere, se pure un po’
acciaccato, un cigno splendido. Perché non esistono brutti
anatroccoli nel regno dell’amicizia.
- Franco,
ci porti un’altra tazza di cioccolata? Abbondante, per favore!
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