- Maddy, è lui!
- Cosa?
- È lei!
- Cosa?
- Lui! Lei!
- Cosa farnetichi? E cosa cerchi ai miei piedi?
- Cerco di non farmi vedere, non capisci?
- Franco, molto abbondanti le cioccolate. E, se possibile, urgenti.
- No, Maddy no. Abbiamo cambiato idea.
- Abbiamo ?
- Sì. Stiamo per andarcene.
- Anche Franco è andato. A prendere le nostre cioccolate. Perciò non possiamo andarcene.
- Ma non vedi?
- Vedo che sei sotto il tavolo e deliri. Mi sfugge qualcosa?
- Ti sfuggono Massimo e Debora! Ce li hai alle spalle!
- Oh. Ora vedo. Ok. Cerca di affrontare la situazione.
- In questo momento voglio solo affrontare la fuga!
- No. Abbiamo appena ordinato un'altra cioccolata. Abbiamo appena deciso per un corso di pasticceria. Abbiamo appena abbozzato la tua ripresa.
- Sono ricaduta. Tu alzati e andiamo!
- Senza pagare?
- È un'emergenza.
- Non possiamo: ci conoscono qui.
- Alza le chiappe, Maddy. E poi coprimi mentre mi dirigo all'uscita sul retro. Al mio tre. Uno…
- Mi ha visto, Serena! Massimo mi ha visto.
- O porc…
- E mi sa che ha visto anche te.
- Magari no.
- Credi che ci siano molte donne capaci di portare un paio di scarpe così lucide e con un tacco maculato così alto? Che, oltretutto, ti ha regalato lui. Respira su. Piantala di mugugnare e affronta la realtà. Alzati. Oggi sei bella come il sole. E quel tailleur marrone ti sta d'incanto, sembri un cioccolatino. Coraggio, al mio tre. Uno… Ehi, sei in anticipo, brava! Sorridi ora. Non così, un po' meno. Ora guarda me. Sono qui, mi vedi? A trenta centimetri. E tu sei ancora viva.
- Non per molto. Sento di essere diventata rossa.
- Ti dona, però.
- E sento che sto diventando verde. L'hai vista? Ma l'hai vista?
- Oh Franco! Grazie! Ne avevamo proprio bisogno!
- Sono le seconde tazze!
- Sì, ma eravamo già in astinenza. Che profumo! Senti Serena? Odora!
- Non posso odorare! Ho le mosche nel naso! Ma non l'hai vista?
- Di sfuggita: ho tenuto il mio sguardo su di lei esattamente tre secondi. E anche tu dovresti provare a controllarti. Dovresti riportare i tuoi ipnotici occhi neri su di me, liberarti il naso dalle mosche e la testa da quei due e lasciarti medicare, placare, coccolare, miracolare da questa cioccolata.
- Maddy, lei ha le scarpe come le mie!
- Già, sono proprio uguali! Che fantasia certi uomini! Mi dispiace. Davvero.
- Mi viene da piangere.
- Non farlo. Bevi piuttosto. Così, brava.
- Ah! Brucia.
- Possibile che quel bastardo riesca ancora a farti soffrire! Mi disp… che… che? Che succede?
- Va bene, Maddy.
- Sei sicura? Improvvisamente mi sembri strana.
- Sto bene. Sto bene perché sono qui con te. Perché il calore di questa cioccolata mi ha già scaldato il petto. Altro che uomini!
- Be'.
- Ah, che profumo! Avevi ragione.
- Lo so.
- Se chiudi gli occhi è ancora meglio. Arriva alla testa. Di più: arriva ovunque vuoi. Senti?
- Ti stanno guardando.
- Respira l'odore caldo del cioccolato, Maddy.
- Finisci di bere e andiamo. Oh no! No, non fare così!
- Che c'è? Ho le mani pulite.
- Smettila di leccarti le dita, ti prego…
- Non smetterò finché la tazza non sarà completamente bianca.
- Ti stanno guardando tutti. Anche loro.
- Anche loro? Ok. Finito. Andiamo.
- Bene. Avviati che vado a pagare.
E mentre Maddalena pescava nel portafoglio, Serena si guardava attorno. Ora li vedeva gli sguardi dei clienti. Quelli delle donne arcigni, quelli degli uomini complici. Non voleva voltarsi dalla parte di Massimo e Debora. Cercava di concentrarsi sul sapore della cioccolata rimasto in bocca, passandosi la lingua sulle labbra. Maddalena aveva lasciato il resto ed era andata svelta a stringerle il braccio.
- Andiamo piccola… Ma le scarpe dove le hai lasciate?
- Sul tavolino, Maddy. E mi sento molto meglio.
di Manuela Sardella
Consigli
Rileggetevi bene l’incipit. Tutti gli elementi non sono messi a caso, sta a voi trovarli e dare loro il giusto valore. Il risultato finale deve essere piuttosto omogeneo, quindi, per quanto possibile, rispettate la storia e lo stile ma non lasciate che questo limiti la vostra fantasia.
2.
- Merci, Silvie. Au revoir. - Au revoir, Madame Magdalene.
Week-end terminato. Anche l'ultimo trolley era stato trascinato in casa. Silvie, la governante, era stata congedata. E Maddalena, finalmente sola nel suo appartamento con vista sul mare, si fermò a riflettere.
Solo trecento chilometri, circa, la separavano da Torino. Poche ore di viaggio. Nulla, se paragonato alle trasferte internazionali a cui ormai era abituata. Ma non bastava una carriera sfavillante, né una prestigiosa cattedra all'Université de Provence di Marsiglia, per placare la nostalgia. Ora più che mai.
Sul tavolino si era rovesciato il sacchetto dei souvenir . Una palla di vetro con la Mole Antonelliana dentro e una scatola di gianduiotti in carta dorata. Piccole cose, per alcuni. Un pezzo di casa, per Maddalena.
Quell'improbabile pomeriggio al bar di Piazza Vittorio era una consuetudine che non si ripeteva da molto tempo. Troppo tempo. Una tazza di cioccolata ristoratrice che aveva un significato preciso: “Ora mi fermo. E penso a me”. E questa volta, per la sua amica Serena, la pausa aveva segnato una vera e propria svolta.
… Solo per Serena?
Maddalena sollevò la palla di vetro e la agitò piano, facendo cadere i fiocchi di neve finta sulla sagoma ben conosciuta. Prese un gianduiotto e, dopo averlo scartato con due dita, lo lasciò sciogliere lentamente, a contatto col palato.
Chiuse un attimo gli occhi. Li riaprì. E accese il computer sulla scrivania vicina.
***
Si dice che quando una persona tocca il fondo non può far altro che risalire. Lentamente, forse. Ma inesorabilmente. E ciascuno a modo suo.
Torino, per i suoi abitanti, è come un elegante salotto. In cui rilassarsi e conversare, quando si è felici. Ma può diventare, da un momento all'altro, solo una grande e nebbiosa città. Case, strade, altissimi palazzi grigi. E non è facile sedersi ai luminosi tavolini dei caffè quando l'anima è a pezzi.
Dopo quella folle mezz'ora e un paio di scarpe in meno – ebbene sì, camminare a piedi nudi per Via Po era stata una vera e propria liberazione! – Serena si ravviava i capelli davanti allo specchio del bagno.
Sul tavolo della cucina, una pila di temi attendeva di essere esaminata. Una vita modesta e un lavoro con scarse prospettive erano, dal suo punto di vista, la giusta conseguenza di una relazione in cui carriera e sentimenti si erano mescolati in un groviglio inestricabile.
Una relazione a senso unico. Purtroppo.
Ma ora era finita. Vedere Massimo in compagnia di Debora era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. L'immagine riflessa nel vetro leggermente appannato era quella di una donna stanca. Ma pronta a ricominciare.
Qualche buon libro, un pomeriggio di shopping – soprattutto adesso che aveva un paio di scarpe in meno – una serata tra amiche. Questo poteva essere un buon inizio. Se solo ci fosse stata anche Maddy! La sorella di sempre, con cui aveva condiviso anni di bei ricordi e disavventure. Ok, per la maggior parte disavventure. Parlando di uomini, poi…
Era andata così. Maddalena, pragmatica e poco sentimentale, era riuscita a districarsi nella giungla accademica. Ed era arrivata esattamente dove voleva. Serena, invece, davanti all'atteggiamento ostentatamente distaccato di Massimo, aveva fatto marcia indietro. Da brava ragazza-cioccolato.
Quello che non si immaginava, però, era di trovare il peperoncino all'interno del suo dolce guscio. E fu così che quella sera, mentre Maddalena era sul treno che la riportava a Marsiglia, Serena gettò il tailleur marrone in fondo all'armadio. Indossò l'abito a fiori di quando aveva vent'anni. E iniziò a scrivere una lettera di dimissioni.
L'indomani, finalmente, si sarebbe iscritta a un corso di pasticceria.
***
Blip.
L'icona della posta in arrivo lampeggiò sullo schermo. Maddalena si appoggiò gli occhiali sul naso e si apprestò alla lettura.
Con suo grande stupore, trovò un messaggio che non si sarebbe mai aspettata.
di Gisella Gallenca
Consigli
Non c'è bisogno di usare dodici punti esclamativi per accentuare l'esclamazione. Servirebbero solo a occupare spazio. Uno, secondo me, è sufficiente. Contenetevi (!!!!!!!!!!!!)! P.S. Mi raccomando, prima di continuare il racconto, leggete sia l'incipit che gli altri segmenti aggiunti.
3.
Maddalena si sistemò gli occhiali e rilesse piano. “Amica mia, ricomincio davvero. Ricomincio con la erre maiuscola e anche il cuore maiuscolo. Ho passato la sera fluttuando nel vestito a fiori, te lo ricordi? In una sera sono tornata a quando avevo vent’ anni. Ho schiavizzato il tempo, capisci? L’amore è biodegradabile, Maddalena. Massimo non esisterà più se ricomincio dai miei vent’anni. E con chi potrei ricominciare, se non con Enrico? L’ho incontrato mentre mi iscrivevo al corso e ho capito tutto. Firmato: Serena.”
Enrico. Enrico bigamo e plastico, fibre e musica New Age. Enrico che l’aveva lasciata dopo quindici giorni per un ritiro spirituale in Tibet ed era tornato con una tibetana. Enrico il Buddhista improvvisato, il mistico artificiale. Non poteva essere. Non era esattamente il cuoco che Maddalena le aveva augurato di incontrare. E ricominciare da quei vent’anni bui e scomodi, come le era venuto in mente? Gli anni dei pianti lunatici e delle abbuffate di cioccolata.
Il giorno dopo, senza aver disfatto le valigie, Maddalena era di nuovo a Torino, nella penombra dell’appartamento di Serena. Pronta per una nuova missione.
Serena mescolava distrattamente la pasta, mentre Maddalena accarezzava il gatto.
- Me lo spieghi perché? Perché un altro uomo infedelissimo e superficiale?
- Non capisci. Pensi davvero che si possa cambiare del tutto, che una ragazza-cioccolato possa diventare all’improvviso una ragazza-vodka? Di quelle che ti ubriacano, ti stregano, di quelle che ne vuoi sempre di più? No, Maddalena. Questo non è un racconto di Kafka, è la vita reale. E nella vita reale una ragazza qualsiasi resta qualsiasi. Un po’ trasparente, un po’ di contorno. Una ragazza tra parentesi, che se la elimini resta tutto uguale.
Maddalena corse ad abbracciarla, ad abbracciarla forte come faceva un tempo. Fino a sentire le sue ossa, i muscoli, il suo cuore in tumulto.La cucina era insolitamente buia, senza sfumature. Un buio vorace. Solo la piantana evidenziava a tratti un angolo del fornello.
- Usciamo, andiamo a prendere un’altra delle nostre cioccolate, Serena. Ti ricorderai che il cioccolato non è un ripiego ma una vera e propria religione. Ti ricorderai che le ragazze-cioccolato sono quelle dal gusto forte e deciso. Che guardano avanti e non hanno bisogno di ripescare nel passato.
Serena si svincolò dalla presa e tornò al fornello, continuando a mescolare la pasta.
- Vedi, non sto cucinando solo per noi… Ho invitato anche lui. Ti prego non fare il broncio, sii leggera. Sii…Una ragazza-succo di frutta, solo per stasera.
Suonò il campanello. Serena corse goffamente verso la porta, aveva addosso uno speranzoso vestitino turchese. Si appostò nel pianerottolo a sbirciare ogni ombra che appariva sulle scale. Poi ricomparve accanto a lui, lo stesso Enrico di tanti anni prima. O meglio la sua versione spiegazzata, mortificata da un corredo di rughe. Con la stessa aria da serafico santone.
- Maddalena, sei proprio tu? Santo cielo quanto sei ingrassata…!
- Eheh… Sai con gli anni… Be’ potevi anche non dirmelo, mica mi offendevo…
Indossava un kaftano blu scuro e una sciarpetta marocchina.
- Maddy, Enrico, andiamo a sederci che la mia specialità è quasi pronta…
- Sai che Serena fa una pasta al ragù che è proprio la fine del mondo?…
- Ragù? Io sono vegetariano!
- Ma se… Al nostro primo appuntamento siamo andati a fare un’abbuffata di bistecche!
- Perché a quel tempo non ero ancora al culmine del mio cammino spirituale…
Detto questo, Enrico si allontanò ancheggiando verso la toilette.
- Ma guardalo, da dove è uscito?
- Dio mio, Maddy! Quanto sei arretrata! Due parole: karma negativo!
Un’ora dopo l’atmosfera era spettrale, cenavano tutti in silenzio. Il rumore dei loro denti risuonava amplificato.
.
- Sapete, ragazze, cosa direbbe il mio guru?
- Non lo vogliamo sapere! Mangia i tuoi broccoli!
- Maddy, che hai?!
- Credo di saperlo io: quando sei nata?
- Il 19 agosto.
- E certo! Hai Marte in Sagittario!
.
- Mi spieghi che significa?
- Eh! Significa, significa eccome! Credi a me! Vero, zuccherino?
Serena annuiva debolmente.
Il viso di Maddalena iniziava a prendere fuoco. A un tratto scattò in piedi.
- Scusate vado ad appartarmi per farmi sfuggire un mistico urlo!
- Ehi, non ce l’avrai con me?
- No, figurati!
- Ahi ahi, Serena… La tua amica ha proprio bisogno di un po’ di biodanza per connettersi alla sua forza vitale!
- Senti, bioballerino dei miei stivali, non sono io che ho bisogno di connettermi…
- Scusa, posso suggerirti una cosa? Metterei un paio di cristalli qui sull’angolo… Serena, zuccherino, tu pratichi la cristalloterapia?
- Certo, cioè… mi piacerebbe…
A quel punto Enrico chiuse gli occhi e li strizzò energicamente sollevando le braccia.
- Oddio, che sta facendo?
- Vi mando la mia energia positiva…
- Questo è troppo. Posso parlarti, Sere?
Si chiusero in cucina. L’odore di ragù bruciacchiato e broccoli contribuiva a creare uno scenario infernale. O spirituale, dipende.
- Cos’è quest’atteggiamento accondiscendente da sì mi farei volentieri una passeggiatina sui carboni ardenti?
Dalla sala da pranzo arrivò la voce grave e controllata di Enrico: “Camminare sui carboni ardenti è una gioiosa esperienza di trasformazione!”
di Viola Di Grado
Consigli
Ok, è una storia di passione a suon di cioccolato, ma passione non vuol dire soltanto struggimento. Tenete a mente l'ironia salvifica dell'incipit, però non allontanatevi troppo dalla storia. Leggete, leggete bene…
P.S. I puntini di sospensione sono tre. E basta.
4.
Quando aprì gli occhi, stentò a riconoscere il piccolo soggiorno, i libri, il portamatite zeppo di penne a sfera tutte uguali. Ci pensò il gatto a riportarla alla realtà: Incredibile Hulk – tipico nomen omen per un felino magro come un chiodo ed eternamente afflitto da disturbi gastrici – era acciambellato a mezzo metro da lei. Se l'Incredibile stava lì, non c'erano storie, quella era proprio casa sua. E anche il vestito che indossava era suo: o meglio, lo era stato un secolo prima… Doveva essersi addormentata sul divano. Maddy accorsa da Marsiglia, Enrico e il suo ridicolo kaftano blu, i deliri sulle energie dei cristalli, l'odore di broccoli in cucina: un incubo, nient'altro. Era sola. Maddy di nuovo lontana, Enrico riconficcato in chissà quale destino… Destino… Di destino aveva parlato proprio con Maddy, al bar di piazza Vittorio: “Forse non abbiamo più l'età per inaugurare destini”, le aveva detto. Lo ripeté a mezza voce un paio di volte, l'Incredibile abbandonò il divano, turbato da tanta saggezza o attratto da un residuo di paté agnello e manzo, spalmato sulla parete interna della sua ciotola verde alga. Se era anacronistico inaugurarli, i destini, figuriamoci riesumarli, tentare di rianimarli, neanche fosse una puntata di E.R.: “Libera! Non c'è ritmo! Libera”, e vai di scosse elettriche…
Enrico. Come le era venuto in mente? Uscita dalla scuola di cucina, subito dopo aver fatto l'iscrizione al corso, se lo era trovato davanti: sedeva al tavolino di un bar, parlava al telefono e, contemporaneamente, armeggiava con un palmare ultimo grido. Il passato l' aveva investita sulle strisce, provocandole una violenta commozione cerebrale e cardiaca insieme Come era arrivata a pensare che forse quell' homo tecnologicus e spiritualis poteva rappresentare il nuovo, il futuro, l'abbraccio da cui ripartire? Camminare sui carboni ardenti non aveva portato a nessuna “gioiosa esperienza di trasformazione”. Enrico non solo non era il cuoco che Maddy le aveva augurato di incontrare, ma era la caricatura di un pirla in salsa New Age, quanto di peggio insomma… Aveva sbagliato tutto. Rilesse la lettera di dimissioni che aveva scritto due sere prima: Dio, che vergogna!
- Senti qua, Incredibile, vabbè, bla bla bla, ecco, da qui: mi vedo quindi costretta ad abbandonare un lavoro che tanto mi ha dato e al quale tanto sento di aver dato … Ma impara a scrivere, prof, ma impara a scrivere!
- Maaào
Si sentì dalla cucina.
- Schifo, vero? Quattro più - disse strappando la lettera, facendone coriandoli che lanciò in aria. Mentre le ricadevano sulla testa, pianse.
- O porc… è dai tempi di Dolce Remì che non piango così.
- Maaào
Confermò l' Incredibile dalla cucina, ma sulla fiducia, perché lui, povera stella magra e sfortunata, era nato dentro un cespuglio del Lungo Po nell'umida primavera del 2005 e Dolce Remì non l'aveva mai visto.
Serena si alzò dal divano, si sbottonò il vestito e lo lasciò cadere, dopodiché lo scavalcò fiera; una lacrima tenace univa l'angolo del suo occhio destro con quello della bocca. In reggiseno, slip e collant entrò nella piccola stanza da letto Ikea e si chiuse la porta alle spalle. L'Incredibile Hulk, che l'aveva seguita, si era fermato a pochi centimetri dalla soglia, e ora se ne stava seduto lì fuori, con le sue ossa esposte, senza un mao. Due ore e ventidue Kleenex dopo, la porta si riaprì, Serena era bella, distesa, verdevestita. Al suo passaggio, l'Incredibile levò un maaào davvero sentito.
- E certo, il verde è il tuo colore, bello il mio Incredibile, bestia della mamma.
Insieme a un altro pezzetto di cuore – l'ennesimo – di Serena, in quelle due ore era partita anche un'e-mail per Maddy: poche righe scritte a voce, alte e basse come quando si parla in strada la notte, sotto le finestre spente.
Ciao Maddy,
ovviamente, se la risposta era “Enrico”, la domanda era sbagliata. Non so cosa mi sia successo quando l' ho rivisto… e non so neanche cosa sarebbe successo se non ci fossi stata tu. Vorrei averti sempre vicina. Invece sono qui, sola. Mi sono fatta un pianto. Per adesso ho strappato la lettera di dimissioni ed è probabile che sorte identica tocchi al vestito a fiori e a quello turchese. Se devo ricominciare da capo almeno voglio farlo con classe – e con un guardaroba nuovo di zecca. Fanculo Enrico e pure Massimo. Da ragazzina, un giorno, mio padre mi ha portata in un bar – no, non era quello di piazza Vittorio, non mi pare – per una cioccolata. Era una giornata storica perché indossavo i collant per la prima volta. Credo di non avertelo mai raccontato, sai? Insomma: ci sediamo, mio padre prende non so cosa, a me portano la cioccolata. Comincio a mescolare. Mescolo. Mi guardo intorno e mescolo. Di tanto in tanto gli occhi cadono sulle cosce, sulle gambe, lucenti nell'abbraccio del collant marroncino. D'improvviso la tazza inciampa sul lieve avvallamento collocato nel mezzo di ogni piattino che si rispetti, uno tsunami scuro e corposo si scatena nello specchio di cioccolata, un' onda anomala e bollente vola oltre la tazza, oltre l'area del piattino, oltre il campo neutro del tavolo e mi finisce sulla coscia destra, tra l'orlo della gonna e la curva del ginocchio. Io rimango lì, incapace di muovermi, un dolore freddo mi perfora la gamba, mi inchioda alla poltroncina. Fuso. Il collant, a contatto con il calore, si fonde, un grumo di nylon, epidermide e cioccolata prende forma appena sopra il mio ginocchio. Da lì le prime avvisaglie di un destino ridicolo, di una femminilità – la mia – sempre sospesa tra tragedia e commedia, con chiara propensione per la seconda. E da lì, forse, la mia attrazione fatale per la cioccolata, che per me è sempre stata femmina. Nell'adolescenza – sai, Maddy? – quando piangevo, in realtà, non piangevo per lo strazio dell'amore che non arrivava, del sesso che mi faceva paura, della ragazza e poi della donna che non sapevo essere, no: piangevo per il mio primo collant morto ustionato e per mio padre che non aveva sollevato lo sguardo dal giornale. Le ragazze-cioccolato, cara mia, hanno tante storie da raccontare, e se anche si scottano non demordono. Questa volta ce la farò, Maddy, te lo prometto. Ti voglio bene.
La scuola di cucina era in una palazzina liberty a due passi dal Po: ampie vetrate baciate dalle chiome di alberi discreti, locali spaziosi, una splendida sala conferenze dotata di pianoforte, arredo essenziale. Il corso di pasticceria si teneva al secondo piano. Serena entrò, si guardò intorno. Mentre osservava, meravigliata, l'enorme cucina dalle innumerevoli postazioni di lavoro, eccitata all'idea di conoscere il suo insegnante e i suoi compagni di corso, vide qualcosa che non avrebbe voluto vedere: Debora. Debora di Massimo. La ragazza-caffè. Debora perennemente a dieta. Debora che forse si era già fatta intestare un attico, altro che cioccolata… Anche lei si guardava intorno. E, per ironia della sorte, aveva un vestito a fiori simile a quello che Serena aveva deciso di buttare.
di Chiara Ghiglione
Consigli
Aggiornate la lista delle frasi fatte. Troppi: “occhi verdi come il mare”, “labbra rosse da baciare” e compagnia bella. Un po' di tregua. Sbizzarritevi con la lingua italiana.
P.S.
Ricordatevi che mancano solo due settimane e la storia deve andare
avanti.
5.
- Ciao.
Ciao?
Serena si era voltata. Nessuno dietro di lei, solo il cielo, così
azzurro da sembrare di vetro, al di fuori della finestra. Una di
quelle giornate di sole e di vento. Quel vento che a Torino arriva
direttamente dalle Alpi, dalla Francia, da Maddalena. Ok, respira.
Cosa farebbe Maddalena in una situazione del genere? Quando
la tua peggiore nemica, quella che dei tuoi resti ha allestito un
banchetto… Meglio, quella per la quale il Fu Grande Amore
ha direttamente imbandito in tavola, ancora calda e fumante, tutta
la tua autostima e – Cara, ho solo del bianco in casa, se
hai pazienza scendo un attimo in enoteca e compro un rosso di corpo
– ti saluta, e sembra accennare un sorriso… che si fa
in queste circostanze? Maddy, se da donna - cioccolato ti senti
diventare donna- mottarello, o pinguino ricoperto, e fai fatica
a deglutire, che si fa?
- … ehm,
ciao… anche tu qui?
E nel
frattempo i pensieri uno sopra l’altro e poi ancora a risalire
dal fondo. Come la panna affogata tra il cucchiaino e quell’impasto
caldo e denso che non è più solo il tuo cuore –
di cioccolata – ma è diventato la pancia, lo stomaco.
Il duodeno, la cistifellea. Sentire farsi il vuoto nella cassa toracica
e tutta la materia un grumo di cacao (Avevano ragione, c’è
una spiegazione ai buchi neri!). Che assorbe e condensa i respiri.
Affanno. Lucida consapevolezza. (Mio Dio! Come se non le bastasse
il mio brillante percorso accademico, le sto dando la prova a posteriori
che sono la Scema Perfetta. Da Manuale. Il Capolavoro che cerco
di scrivere da una vita…).
- Sai, sono
contenta di vedere qualcuno che conosco. Tutti dicono che a Torino
trovi sempre le stesse persone ovunque ti giri, sarà provinciale,
ma è così rassicurante…
(Provinciale?
Rassicurante?) Scacciato con difficoltà il primo pensiero
(È una trappola) e congelando il secondo in una
smorfia, a metà tra il dolore e il fastidio (Questa frase
su Torino, quante volte l’avrà detta Massimo, obbligandola
a fare su e giù tra Milano e Bologna, vere Città Universitarie
Capitali del Sapere e del Tempo Libero di Qualità, tra presentazioni
di saggi sull’anarchismo epistemologico a cavallo dell’11
settembre e reading sull’influenza dei pre-socratici negli
scritti dell’ultimo Tolstoj?), Serena fu folgorata da
una rivelazione.
Debora sembrava sincera. Sinceramente sollevata nel trovare un volto
noto. Sinceramente a suo agio. Anche se…
- Sì,
lo so , non abbiamo mai avuto modo di presentarci per bene. Figurati
che di primo acchito io faccio perfino fatica a scegliere tra Lei
e Tu, sai, anche per mail. E allora opto per il Lei e poi finisco
a fare domande tipo: Le secca se Ti chiamo domani? Io comunque sono
Debora. Tu sei Serena, vero? Oh, vedi, ci sono ricascata, spero
che tu non ti offenda… Lei non si offenda?
Era
più che una folgorazione. Era una scoperta. Quella ragazza
– taglia a parte – era umana. Normale, normalissima,
come lei. Come, Maddy? Perfino simpatica, in un mix tra
ingenuità e sfrontatezza. Serena dovette fare uno sforzo
per scacciare quest’illuminazione. Non poteva capitolare subito.
Cos’avrebbe detto Machiavelli? Realismo politico,
di questo aveva bisogno. O forse di una stecca di fondente, con
l’Incredibile sulle ginocchia. Di Maddalena dall’altra
parte di uno schermo, uno scorcio di lei in una web-cam. Di dita
che battono sulla tastiera. Di Maddy, quando le racconterò
la scena… Accese un tiepido sorriso, che Debora evidentemente
interpretò come un cenno di assenso.
- Vero
che è difficile? Spesso si incontrano le stesse persone,
magari si dividono gli stessi spazi e poi non ci si è mai
nemmeno stretti la mano. E pensare che noi avremmo un sacco di cose
in comune (Un certo Massimo, ad esempio?).
Serena morse
il labbro inferiore e abbassò lo sguardo. Altezza pavimento.
Troppo, era troppo.
- Hai notato
vero? Le ho comprate uguali alle tue. Mi piacevano un sacco. Anche
se poi sono un po’ scomode. E al mio ragazzo non piacciono.
Ragazzo?
Avrebbe mai smesso? Lo faceva apposta? Era un disegno malato, un
film dell’orrore di serie C? C’era del calcolo? Sarà
un esperimento… dopo quanto tempo l’essere umano schianta
di colpo, con un tacco 12 di decolleté maculato infilzato
nella schiena? Serena alzò la testa: “Ma quando
inizia questo corso? È già passato anche il quarto
d’ora accademico, disse con voce flebile (Per forza, la
mia capacità polmonare è ormai compromessa…
).
- Ma
a te davvero interessa? Io farei più volentieri quattro passi
all’aperto, magari al Valentino. Sai, preferisco la verdura
– cruda o alla griglia – alla cioccolata. Ma sto con
una persona che la adora. Figurati, mi ha anche regalato questo
corso, per Natale. Dice che le donne che lui ha amato… è
stupido, le paragona a dei cibi… Un fritto misto alla piemontese,
sai, con tutte quelle portate elaborate che alla fine diventano
indigeste, la sua ex moglie. Un’altra donna come un tiramisù.
Crema su crema, una spolverata di caffè e un fondo freddo.
Ma trascinante. Di me, appena iniziato a uscire insieme, ha detto
da subito che sono come i grissini. Uno tira l’altro, ma se
non li accompagni con qualcosa, dopo un po’ ti stufano. L’ideale,
lui dice, sarebbe aggiungere un po’ di Nutella… Non
pepe, ma cioccolato sul nostro rapporto.
di
Emanuela Boem
Consigli
Siamo
arrivati al gran finale: le ultime tre cartelle che decidono le
sorti delle nostre protagoniste rosa ciocking. Cercate di chiudere
il cerchio – o il quadrato, quel che è – ma non
lasciatevi tentare da soluzioni troppo facili. Avete voi il potere
di inaugurare destini. Brio!
Buon cioccolato a tutti.
6.
- Pronto?
- Ciao Maddy!
- Serena? Ehi, che sorpresa…
- Sì, lo so. Di solito ti scrivo via email. Ma questa volta… questa volta ho troppe cose da raccontarti! E non sono abbastanza veloce con la tastiera per star dietro ai miei pensieri. È successo di tutto, Maddy. Di tutto!
- Calma! Ehi, fai un bel respiro… Smetti di camminare avanti e indietro col telefono in mano – so che lo stai facendo. Siediti e racconta per bene…
- Ok, hai ragione. Con calma… Ti ricordi che mi ero iscritta al corso di cucina, giusto? Ero felicissima quando all'improvviso mi arriva davanti Debora – sì, quella Debora, non interrompere! – e inizia a parlarmi come niente fosse e a raccontarmi che è lì perché ce l'ha iscritta il suo ragazzo, che a lei non interessa, a lei piacciono solo le verdure e blablabla. Ero allucinata. Poi mi sono resa conto che lei veramente non aveva idea che io fossi l'ex di Massimo! Ero solo una che aveva visto ogni tanto in giro, in questo piccolo mondo che è Torino. Ho iniziato a sentirmi soffocare, e poi nausea e la testa che mi girava… Sono dovuta uscire di corsa a prendere aria. E lei, Debora, dietro di me, tutta premurosa: “Figurati se La lascio sola in queste condizioni!”; mi ha pure detto: “Sarai mica incinta?” Le ho vomitato addosso. Sì, avrei fatto in tempo a girarmi dall'altra parte, ma… perché mai? Aveva un vestito così carino, tutto a fiori… Oh, senti, lo so, è stata una bastardata, ma sapessi come mi sono sentita meglio dopo!... L'ho aiutata a pulirsi, mi sono taaaaaaaaanto scusata e le ho proposto – in realtà l'idea era partita da lei – una passeggiata riparatrice al Valentino, lungo il Po. Lo ammetto: il mio piano iniziale era di buttarla nel fiume e fingere un incidente; invece poi…
- Ci sei diventata amica?
- Ma sei matta?! Ci manca solo questa!... No, però abbiamo parlato a lungo. E così ho avuto modo di commentare che lei, così spirituale, eterea, pura… come poteva confondersi con un uomo che la paragonava ai grissini? Un uomo così materiale da essere ossessionato dal cibo? Dalla cioccolata, poi! Brrr!
- L'hai detto davvero?! “Cioccolata… brrr”?
- Oh, te lo posso giurare! Non mi sono mai sentita così in vena di raccontar palle… Ho continuato dicendole che anche un mio amico, una persona ec-ce-zio-na-le, si trovava continuamente ad avere a che fare con gente mediocre, priva di quell'aura positiva, di quella forza vitale di cui lui, invece, era quasi l'emblema! Lui che aveva ritrovato se stesso con la biodanza, lui talmente sensibile da essere diventato vegetariano, lui…
- Lui è… Enrico!
- Oh, yesss…
-Ma sei meglio di un venditore porta a porta!
- Vero, eh? E dovevi sentirmi mentre, sospirando, concludevo: “Ah, se tu lo conoscessi!” Le si vedeva quasi l'acquolina in bocca.
- Non dirmi che Debora ha mollato Massimo e si è messa con Enrico?
- Sa tanto di Beautiful … Ma non ne ho idea. Si è ritirata quasi subito dal corso, però le avevo lasciato il numero di Enrico e so per certo che si sono visti… diverse volte. Questo weekend c'era uno seminario di rebirthing, meditazione per la pace e qualcosa tipo: “Apri i tuoi chakra”… Crederai mica che se lo siano perso? Tanto più che sabato ho incontrato Massimo che vagava solitario per le vie del centro. Aveva una faccia… Eh, avrebbe avuto bisogno della sua ex ragazza-tiramisù. Ma ormai, col cavolo!
- Credo di essermi persa qualche passaggio… tipo la faccenda del tiramisù… Ad ogni modo, tu che ci facevi in giro per il centro di sabato, da sola?
- Chi ti ha detto che ero sola?... Qui arriva il bello, Maddy. Sabato ero fuori con Franco. E non era la prima volta che uscivamo. Un giro in centro e poi al suo bar…
- Franco… il nostro Franco? Il Franco del bar di piazza Vittorio?
- Sì, sorellina… quel Franco lì! Un giorno sono andata al bar per conto mio. Avevo voglia di starmene tranquilla, a tu per tu con una cioccolata calda e nient'altro. Avevo appena deciso di rimandare le dimissioni e di riprovare – magari con un po' più di entusiasmo – a fare la prof. Ne avevo discusso anche con l'Incredibile e mi aveva fatto un maaào d'approvazione. Il bar era quasi vuoto e così Franco, dopo essere passato avanti e indietro un po' di volte, si è fermato e abbiamo iniziato a chiacchierare… Voleva restituirmi le scarpe maculate ma gli ho detto che poteva buttarle, se voleva. Ormai facevano parte del passato. Lui aveva un'espressione stranita e… Maddy, non so com'è successo, ma gli ho raccontato tutto! Di Massimo, della mia vita, di te, delle ragazze-cioccolato e caffé e tiramisù… Lui ascoltava, senza interrompere. Alla fine mi ha detto: “Sei di Torino… e non ti è neanche venuto in mente che tu, in realtà, sei una Ragazza-Bicerin?... Tu hai la cioccolata, hai il caffé e hai pure la panna… Tu hai tutto.”
- Una Ragazza-Bicerin… fantastico… Allora, è una cosa seria?
- Non lo so. Quel che so, per adesso, è che: 1) è single 2) ha uno strepitoso senso dell'umorismo (lo adorerai, Maddy!) 3) prepara la migliore cioccolata del mondo! E per ora va bene così.
- Ho sempre pensato che quel Franco la sapesse lunga... Sono felice, tanto felice per te… E il corso?
- Già, il corso… All'inizio volevo mollarlo, poi l'insegnante mi ha fatto cambiare idea: è un signore di cinquant'anni scheletrico e con i baffetti alla Dalì. Dice che se divento abbastanza brava, un giorno potrebbe chiedermi di fargli da assistente. Mi sa che passerà del tempo, ma il tempo ormai non mi spaventa più.
- Ora piango sul serio… La mia meravigliosa sorella per scelta è cresciuta. È una vera Ragazza-Bicerin.
- Missione compiuta, agente Maddy! Ti aspetto al nostro bar di Piazza Vittorio per un brindisi.
- Prima di quanto immagini, visto che hanno accettato la mia richiesta di trasferimento… Come vedi, non è mai troppo tardi per inaugurare destini.
di Vanessa Navicelli
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