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Scrivere un racconto non è facile. Scrivere un racconto a quattordici mani, ancora meno.
Così come non è facile scegliere, di volta in volta, i segmenti che portano avanti la storia. Devono rispettare in qualche modo lo stile dell'incipit, il carattere dei personaggi; devono cercare di far quadrare tutti gli elementi, senza incongruenze. E in più devono avere un tocco d'originalità.
Questi i criteri basilari di selezione:
Manuela Sardella ha scelto di continuare l'incipit con un dialogo serrato tra le due protagoniste. La scelta è stata coraggiosa, la narrazione ha ritmo. Inoltre ha inserito un elemento che si è rivelato importantissimo: le scarpe lucide con i tacchi maculati…
Gisella Gallenca ha preferito concentrarsi sui personaggi, più che sulla storia. In uno stile semplice e pulito ci ha fatto entrare un po' di più nella vita delle protagoniste e ha scelto un finale “enigmatico”, ideale in questo tipo di racconto a episodi.
Viola di Grado ha stravolto ogni possibile aspettativa. Con molta originalità e ironia ha introdotto il personaggio memorabile di Enrico e ci ha regalato dialoghi divertenti e ben scritti, quasi cinematografici.
Chiara Ghiglione ha mostrato una notevole padronanza della scrittura. Il suo segmento narrativo è quasi di “stallo” ma ha arricchito il personaggio di Serena inserendo un episodio chiave dell' infanzia – e non dimentichiamoci del gatto rachitico: Incredibile Hulk… La svolta finale inoltre è degna delle migliori soap-opera.
Emanuela Boem si è soffermata sul personaggio di Debora, presentandola in un modo totalmente inaspettato. La sua scrittura è consapevole, piena di ritmo e della giusta dose di ironia.
Vanessa Navicelli grazie a un dialogo frizzante, quasi-monologo, è riuscita a chiudere il racconto senza tralasciare nessun dettaglio. Il cerchio può considerarsi perfetto. E non era facile. Inoltre è riuscita a escogitare soluzioni fantasiose e mai banali. In particolare, l'idea di trasformare la ragazza-cioccolato in ragazza-bicerin, trattandosi di Torino, è sembrata particolarmente appropriata.
Un lieto fine pieno di ironia.
Alcune scrittrici - rosa ciocking e non solo - da tenere sott'occhio.
Stefania Bertola. Scrittrice, sceneggiatrice, traduttrice torinese. I suoi libri, editi da Tea e Salani, (“Aspirapolvere di stelle”, “Biscotti e sospetti”, “A neve ferma” per citarne alcuni) mescolano sentimento e commedia.
Scrive anche per la radio - insieme a Luciana Littizzetto ha scritto “Titanic(a)”.
Alessandra Montrucchio. È nata e vive a Torino. Tra i suoi libri: “Cardiofitness” (dal 30 Marzo anche nelle sale cinematografiche), “Non riattaccare”, “Fuoco, vento, alcol” – tutti editi da Marsilio. Ha una rubrica su Torinosette che si chiama “Cattive ragazze”.
Alessandra Casella. Milanese eclettica: attrice, giornalista, conduttrice, critica, e scrittrice. Il suo primo romanzo si intitola: “Un anno di Gloria” (Tea e Salani). Gloria è “la cugina italiana di Bridget Jones”, affetta dagli stessi problemi di singletudine e diete, in un susseguirsi di avventure tragicomiche.
Rossana Campo. Nata a Genova ma di origini napoletane, vive tra Roma e Parigi e pubblica per Feltrinelli. Tra i suoi libri: “L'uomo che non ho sposato”, “Il pieno di super”, “In origine erano le mutande” (da cui è stato tratto un film con Stefania Rocca). Parla dell'universo femminile in modo ironico, intelligente e dissacrante.
Carmen Covito. È nata a Castellammare di Stabia e vive a Milano. Tra le tante cose, ha scritto il best-seller: “La bruttina stagionata”, “Del perché i porcospini attraversano la strada” (Bompiani), “L'arte di smettere di fumare-controvoglia”, “La rossa e il nero” (Mondadori). È ormai famoso in rete il suo Sito romanzesco.
Da segnalare inoltre l'antologia: “Quote rosa. Donne politica e società nei racconti delle ragazze italiane” (Fernandel). Scrittrici esordienti tra i venti e i quarant'anni raccontano il femminile presente.
Riassunto
La ragazza cioccolato 1. Torino. Due amiche, sorelle per scelta, Serena e Maddalena, sono sedute nel loro bar di Piazza Vittorio per la consueta tazza di cioccolata – come ai tempi dell'università. Adesso sono due donne anche se non si considerano tali. Maddalena vive a “trecento chilometri di distanza” e insegna a “centinaia di sconosciuti”, al contrario di Serena che, oltre a una doppia laurea ad honorem “in lettere antiche e anche in moderno autolesionismo sentimentale”, non sembra aver avuto una carriera brillante (si definisce una “proffia saccente”). Maddalena è a Torino per una missione: comunicare una notizia non troppo piacevole all'amica. Massimo, l'uomo con cui Serena ha avuto una lunga relazione “clandestina” (che ha “trasformato una promettente alunna in una stupida senza ritorno”) e con cui ha troncato tempo prima, ha lasciato la moglie e si è messo con la “fresca” Debora, “quella della segreteria centrale, quella perennemente a dieta”. La notizia sconvolge non poco Serena, la quale, in un misto di autocommiserazione e ironia, fa una distinzione tra ragazze-cioccolato (categoria alla quale appartiene) “perfette da turlupinare, da tenere come amanti sottobanco” e ragazze-caffè, “che si prendono tutto, che vogliono la fede al dito, le garanzie economiche e lo status sociale”. Le ragazze-caffè, come Debora, arrivano sempre alla fine. Maddalena esorta l'amica a ricominciare da capo e a ritrovare fiducia in se stessa. Serena pensa che le piacerebbe iscriversi a un corso di pasticceria. Maddalena approva e, per brindare ai buoni propositi, le due amiche ordinano un'altra tazza di cioccolata.
2. Mentre aspettano la seconda tazza di cioccolato, Serena si accorge che Massimo e Debora sono entrati in quello stesso bar e si sono seduti alle spalle di Maddalena. Prova a nascondersi e a scappare dalla porta sul retro ma Maddalena la convince a far finta di niente. Per ironia della sorte, Debora indossa le stesse scarpe col tacco maculato che ha indosso Serena (è stato un regalo di Massimo). Finita la cioccolata, le due escono quatte quatte dal bar. A Serena però manca qualcosa: le scarpe. Le ha lasciate sopra il tavolino.
3. Per Serena è tempo di cambiamenti: vedere Massimo e Debora insieme è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Rispolvera il guardaroba di quando aveva vent'anni e progetta il futuro, scrivendo innanzitutto una lettera di dimissioni. L'indomani si iscriverà al corso di pasticceria.
Maddalena invece è tornata a Marsiglia, dove vive. Mentre fa scendere la neve sulla Mole Antonelliana formato-souvenir e addenta i gianduiotti, prova nostalgia di casa. Accende il computer e trova un'email davvero inaspettata.
4. L'email è di Serena: ha deciso di ricominciare dai suoi vent'anni. Mentre si iscriveva al corso ha incontrato Enrico con cui aveva avuto una brevissima relazione da ragazza (Enrico “il Buddista improvvisato, il mistico artificiale, che dopo quindici giorni l'aveva lasciata per un ritiro spirituale in Tibet ed era tornato con una tibetana”) e decide di ricominciare proprio da lui. Maddalena, senza aver disfatto le valigie, riparte per Torino: ha un'altra missione da svolgere.
Maddalena è a cena a casa di Serena, che ha invitato anche Enrico. La serata è disastrosa: Enrico col suo taftano blu e le sue massime New Age continua a punzecchiare Maddalena, la quale ricambia definendolo “bioballerino dei miei stivali”. Anche la cena è disastrosa: il menu che Serena aveva preparato, appellandosi a vecchi ricordi, era a base di carne. Enrico però è vegetariano e quella sera è costretto a mangiare broccoli. Dopo che Enrico si è messo in una strana posizione yoga per mandare alle due donne un po' di energia positiva, Maddalena perde la pazienza e chiama a raccolta l'amica.
5. Serena, dopo la serata fallimentare, si è addormentata sul divano. Maddalena è ripartita ed Enrico “riconficcato in chissà quale destino”. Si rende conto di aver sbagliato tutto. Non può tornare indietro: butta i vestiti dei suoi vent'anni, rimanda le dimissioni e scrive una lunga lettera all'amica in cui le racconta un episodio dell'infanzia. Da bambina, il giorno in cui si è messa per la prima volta i collant - giorno epocale - era con suo padre in un bar. Mentre mescolava la cioccolata, una goccia bollente le è scivolata sulla gamba bruciandole le calze. Suo padre non ha nemmeno alzato gli occhi dal giornale. Da lì le “prime avvisaglie di un destino ridicolo, di una femminilità sempre sospesa tra tragedia e commedia, con chiara propensione per la seconda”. E da lì, forse, la sua attrazione fatale per la cioccolata, che per lei è sempre stata femmina.
Finalmente inizia il corso di pasticceria: è il primo giorno. Serena si aggira spaesata per i locali della scuola dove si tiene il corso: è curiosa di conoscere l'insegnante e i compagni. C'è anche un'altra persona, però, che come lei si aggira spaesata: Debora.
6. È proprio Debora a fare il primo passo verso Serena. Le due si conoscono di vista, ma probabilmente Debora non sa chi sia veramente Serena. Sembra una ragazza molto semplice, quasi simpatica. Serena è allibita. Chiacchierando, le racconta che le scarpe col tacco maculato non sono state un regalo di Massimo: le ha comprate lei stessa dopo averle viste indosso a Serena. Le racconta anche che il corso di pasticceria è un'idea di Massimo: il loro rapporto, secondo lui, più che di pepe ha bisogno di cioccolato. Serena non capisce se la ragazza sia sinceramente ingenua o se abbia in mente un piano diabolico.
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